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Stèle d'un prétoriens

 
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Quintus flavius Ursus
Prétoriens

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Stèle d'un prétoriens



Italien:

L'interessante studio di Ross Cowan dedicato alla Guardia Pretoriana, "Protecting the Emperor", contiene alcune interessanti osservazioni su quello che dovevano essere le condizioni di vita dei membri della Guardia, sottolineando che la contrapposizione storica con i legionari - questi pensavano in maniera poco lusinghiera che i Pretoriani avessero vita facile, denaro a profusione e che non fossero, in fondo, dei veri soldati - era ed è frutto di un luogo comune che poco aveva ed ha a che vedere con la realtà dei fatti. Una giovane recluta della Guardia, normalmente arruolata in un'età compresa tra i 17 e i 23 anni (ma non sono rari casi di individui più giovani o più anziani) che non avesse ancora raggiunto la posizione di immunis, cioè di soldato dispensato da compiti faticosi, non sarebbe stato molto d'accordo. Per un giovane di 17 anni in una città dove le epidemie erano piuttosto diffuse e l'aspettativa di vita poteva essere incredibilmente bassa (25 anni nelle baraccopoli) la prospettiva di 16 stipendia, le paghe annuali corrisposte, non sarebbe apparsa così allettante. Gli elementi acquisiti attraverso le steli funerarie e le liste di congedo testimoniano che solo il 42 per cento riusciva a completare il proprio servizio. In più, non vi era alcuna garanzia che il Pretoriano che avesse portato a termine i suoi 16 anni sarebbe stato gratificato con un congedo onorevole. Fino alla fine del secondo secolo d.C. l'esercito Romano congedava i soldati che avevano completato il proprio servizio ad anni alterni, questo vuol dire che metà dei Pretoriani sopravvissuti servivano per 16 anni, l'altra metà per 17. Ancora, in presenza di esigenze militari o di ristrettezze economiche, essendo più conveniente pagare a un soldato un anno di salario piuttosto che la cospicua pensione maturata, i congedi potevano essere ritardati anche di molti anni. Per esempio, verso la fine del regno di Augusto, in seguito alle rivolte in Illiria e all'annientamento delle legioni di Varo in Germania, abbiamo epigrafi di Pretoriani morti mentre erano impegnati in compiti di presidio ad Aquileia che testimoniano di permanenze in servizio fino a 18 anni; altre inscrizioni provenienti da Roma si spingono fino a oltre 20. Durante le guerre intraprese da Marco Aurelio, un momento di grande sforzo militare per Roma, le liste di congedo dimostrano che i Pretoriani furono regolarmente congedati con un ritardo medio di due anni rispetto alla fine del loro servizio regolare. A dispetto dello status di truppe d'elite e della paga superiore, gli alloggiamenti dei Pretoriani a Roma non erano affatto confortevoli, soprattutto a causa del ristretto spazio a disposizione. Le fortezze legionarie erano concepite per ospitare circa 5000 uomini; i Castra Praetoria a Roma avevano una superficie equivalente a due terzi di una normale fortezza legionaria, ma dall'inizio del III secolo vi erano alloggiate dieci coorti miliarie della Guardia e tre delle coorti urbane, che, a loro volta contavano 1500 effettivi ciascuna. Queste ultime non saranno spostate in una struttura appositamente destinata a loro prima del 270. Caserme a più piani furono concepite per sfruttare tutto lo spazio disponibile; tuttavia, quando ci rese conto che neppure in questo modo si riusciva ad alloggiare tutti gli effettivi, alcuni contubernia furono ricavati direttamente nelle mura dei Castra. Riesce difficile immaginare dove potessero essere dislocati i cavalli dei 1000 cavalieri Pretoriani, considerando che le montature dovevano essere ben più numerose del numero dei cavalieri stessi. Scavi eseguiti nelle fortezze in cui era dislocata la cavalleria ausiliaria hanno dimostrato che le caserme erano divise in camerate per i soldati e stalle per almeno alcune delle loro cavalcature; è assolutamente probabile che, allo stesso modo, la cavalleria Pretoriana vivesse a stretto contatto con i propri cavalli. Per oggi ci fermiamo qui, presto approfondiremo quanto potesse essere complicato e pericoloso fronteggiare la folla e le rivolte.


Anglais:

The interesting study by Ross Cowan dedicated to the Praetorian Guard, "Protecting the Emperor" contains some interesting observations about what had to be the living conditions of the members of the Guard, pointing out that the historical conflict with the legionaries - they thought
in a unflattering way that the Praetorians had an easy life, money in abundance and they basically weren't real soldiers - was the result of a common place that had little to do with reality. A young recruit of the Guard, normally enrolled between the ages of 17 and 23 years (but are not rare cases of individuals younger or older) who hadn't yet reached the position of immunis, ie soldier dispensed from fatiguing tasks, wouldn't have been very much in agreement. For a 17 years od young man in a city where epidemics were quite common and life expectancy could be incredibly low (25 years in the slums) the prospect of 16 stipendia,
the annual wages paid, wouldn't have appeared so tempting. Evidences gathered through the gravestones and lists of dismissal show that only 42 percent could complete their service. In addition, there was no guarantee that the Praetorian that had completed its 16 years would be rewarded with an honorable discharge. Until the end of the second century A.D. the Roman army discharged the
soldiers who had completed their service in alternate years, this means that half of the Praetorians survivors served for 16 years, the other half to 17. Furthermore, in the presence of military needs or financial constraints, being cheaper to pay a soldier a year's salary rather than large pension entitlements, retirements could also be delayed for many years. For example, towards the end of the reign of Augustus, after revolts in Illyria and the annihilation of the legions of Varus in Germany, we have epigraphs of Praetorians died while they were engaged in garrison tasks in Aquileia which testify of permanence in service up to 18 years, other inscriptions from Rome even go so far to more than 20. Still, during the wars undertaken by Marcus Aurelius, a time of great military effort for Rome, the lists of dismissal show that the Praetorians were regularly discharged with an average delay of two years from the end of their regular service. In spite of the status of elite troops and the higher pay, the housings of the Praetorians in Rome were not comfortable, especially because of the restricted space available. The legionary fortresses were built to accommodate about 5000 men, the Castra Pretoria in Rome had an area equivalent to two thirds of an ordinary legionary fortress, but since the beginning of third century there were housed ten cohorts miliarie of the Guard and three urban cohorts, which , in their turn, counted 1500 workforce each. The latter will not be moved to a structure specifically intended for them before the 270. Multi-storey barracks were designed to take advantage of all available space, but when they realized that even in this way they were able to accommodate all the men, some contubernia were obtained directly in the walls of the Castra. It's difficult to imagine where could be located the horses of the 1000 Praetorians horsemen, whereas the horses had to be far more numerous in the number of horsemen themselves. Excavations carried out in the fortresses in which the auxiliary cavalry was dislocated have shown that the barracks were divided into dormitories for soldiers and stables for at least some of their mounts; is quite likely that, in the same way, the Praetorian cavalry lived in close contact with the their horses. Today we stop here, soon we will deepen as it could be complicated and dangerous deal with the crowds and riots.


Français:

L'étude intéressante par Ross Cowan dédiée à la garde prétorienne, "La protection de l'empereur" contient quelques observations intéressantes sur ce que devaient être les conditions de vie des membres de la Garde, en soulignant que le conflit historique avec les légionnaires - ils pensaient
d'une manière peu flatteuse que les prétoriens eu une vie facile, l'argent en abondance et ils étaient fondamentalement pas de vrais soldats - était le résultat d'un lieu commun qui avait peu à voir avec la réalité. Une jeune recrue de la Garde, normalement inscrit entre les âges de 17 et 23 ans (mais ne sont pas rares cas de personnes jeunes ou plus âgés) qui avaient pas encore atteint la position de immunis, c.-à-soldat dispensé de tâches fatigantes, ne serait pas ont été très en accord. Pour un jeune homme de 17 ans od dans une ville où les épidémies sont assez communs et l'espérance de vie pourraient être incroyablement faible (25 ans dans les bidonvilles) la perspective de 16 stipendia,
les salaires annuels payés, auraient pas paru tellement tentant. Preuves rassemblées à travers les pierres tombales et les listes de licenciement montrent que seulement 42 pour cent pourrait compléter leur service. En outre, il n'y avait aucune garantie que le prétorienne qui avait terminé ses 16 ans serait récompensée par une décharge honorable. Jusqu'à la fin du deuxième siècle de notre ère, l'armée romaine déchargé le
soldats qui avaient terminé leur service dans les deux ans, ce qui signifie que la moitié des survivants Praetorians servi pendant 16 ans, l'autre moitié à 17. Par ailleurs, la présence de besoins militaires ou des contraintes financières, étant moins cher de payer un soldat le salaire d'un an plutôt que de grandes droits à la retraite, départs à la retraite pourraient également être retardés pendant de nombreuses années. Par exemple, vers la fin du règne d'Auguste, après les révoltes en Illyrie et l'anéantissement des légions de Varus en Allemagne, nous avons épigraphes de prétoriens sont morts alors qu'ils étaient engagés dans des tâches de garnison à Aquilée qui témoignent de la permanence en service jusqu'à 18 ans, d'autres inscriptions de Rome vont même jusqu'à plus de 20. Pourtant, pendant les guerres menées par Marc-Aurèle, un moment de grand effort militaire pour Rome, les listes de licenciement montrent que les prétoriens ont été régulièrement déchargé avec un retard moyen de deux ans à compter de la fin de leur service régulier. En dépit de l'état de troupes d'élite et le salaire plus élevé, les boîtiers des prétoriens à Rome étaient pas à l'aise, surtout en raison de l'espace restreint disponible. Les forteresses légionnaires ont été construites pour accueillir environ 5000 hommes, le Castra Pretoria à Rome avait une superficie équivalente à deux tiers d'une forteresse légionnaire ordinaire, mais depuis le début du troisième siècle, il y ont été logés dix cohortes miliarie de la Garde et de trois cohortes urbaines, qui, à leur tour, compté 1,500 effectif chacun. Ce dernier ne sera pas déplacé à une structure spécialement destinée pour eux avant les casernes 270. multi-étages ont été conçus pour profiter de tout l'espace disponible, mais quand ils ont réalisé que, même dans cette manière, ils étaient en mesure d'accueillir tous les hommes, certains contubernia on obtient directement dans les parois de la Castra. Il est difficile d'imaginer où pourraient se trouver les chevaux des cavaliers Praetorians 1000, tandis que les chevaux devaient être beaucoup plus nombreux dans le nombre de cavaliers eux-mêmes. Les fouilles menées dans les forteresses dans laquelle la cavalerie auxiliaire a été disloquée ont montré que les casernes ont été divisés en dortoirs pour les soldats et les écuries pour au moins une partie de leurs montures; est tout à fait probable que, de la même manière, la cavalerie prétorienne vécu en contact étroit avec les leurs chevaux. Aujourd'hui, nous nous arrêtons ici, nous allons bientôt approfondir car il pourrait être compliqué et beaucoup dangereuse avec les foules et des émeutes.








Message Posté le: Mar 19 Jan - 16:36 (2016)
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Message Posté le: Mar 19 Jan - 16:36 (2016)
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